Negli ultimi anni si è diffuso sempre di più nel mondo della crescita personale il concetto di toxic positivity o positività tossica, ovvero quella tendenza a mostrarsi sempre ottimisti e di buon umore, nascondendo le proprie reali emozioni.

La frase tipica è “only good vibes”: solo buone vibrazioni, solo pensiero positivo.

Complice anche la diffusione dei social, dove tendiamo a condividere solo i momenti felici, si è creata un’immagine della vita (e di noi stessi) parziale e spesso fuorviante. La positività diventa così non un reale stato interiore, ma una forma di evitamento emotivo, un modo per non guardare ciò che si muove sotto la superficie.

Spiritual bypassing: quando la spiritualità diventa evitamento

Una forma più sottile, e forse più difficile da riconoscere, di positività tossica è il cosiddetto spiritual bypassing: l’uso di concetti spirituali per evitare il contatto con emozioni difficili.

In molti contesti si è diffusa l’idea che l’universo premi chi emette “buone vibrazioni”: sorridi alla vita e la vita ti sorriderà. Frasi come “l’universo riflette ciò che sei” o “devi solo alzare la tua energia” sono sempre più comuni.

Per molto tempo ho creduto anch’io in questa visione e, in parte, forse continuo a sperarci. Ma col tempo mi sono resa conto di quanto, in alcuni casi, questa mentalità possa diventare limitante.

Quando la fiducia nel futuro si trasforma in una positività di facciata, che evita il confronto con la realtà, rischia di diventare un ostacolo invece che una risorsa.

🤍

Perché è tossica per noi stessi

Questo atteggiamento può diventare controproducente nei nostri stessi confronti, soprattutto quando il sorriso e le frasi rassicuranti vengono usati per nascondere paure, incertezze o emozioni considerate “negative”.

Ignorare le emozioni non le fa scomparire: al contrario, tendono a ripresentarsi spesso in modo più intenso. Non possiamo continuare a sfuggire al nostro lato ombra.

Le emozioni, anche quelle scomode, hanno una funzione: ci parlano.
La rabbia può segnalare un confine non rispettato, la tristezza può indicare che qualcosa non è più in linea con noi.

Imparare ad ascoltarle è una parte essenziale di un percorso di crescita personale autentico. Cercare di sopprimerle, etichettandole come sbagliate, non fa che aumentare il senso di colpa e alimentare una forma di rifiuto verso sé stessi.

🌿

Perché è tossica nel rapporto con gli altri

Questa dinamica non riguarda solo noi, ma anche il modo in cui ci relazioniamo agli altri.

Quando ci sforziamo di apparire sempre positivi, anche a costo di risultare forzati, rischiamo di perdere empatia e connessione. Nei momenti difficili, dire a qualcuno di “pensare positivo” può sembrare d’aiuto, ma spesso ciò di cui l’altro ha davvero bisogno è sentirsi ascoltato e compreso.

Allo stesso tempo, si può sviluppare la tendenza ad allontanarsi da chi sta male, percepito come “negativo” o come una minaccia per il proprio equilibrio. È vero che esistono situazioni e relazioni da cui è giusto prendere le distanze, soprattutto quando diventano pericolose. Ma evitare sistematicamente il disagio non costruisce relazioni autentiche.

Spesso, più che di cattiveria, si tratta della difficoltà di confrontarsi con le proprie fragilità e, di conseguenza, con quelle degli altri. 

🌍

Perché è tossica a livello sociale

La positività a tutti i costi rischia anche di farci perdere di vista il contesto in cui viviamo: problemi sociali, economici e relazionali che non possono essere semplicemente “pensati via”.

Non sempre è possibile affrancarsi da queste difficoltà e forse non sarebbe nemmeno giusto. Fingere che non esistano, per proteggere il nostro equilibrio personale, non le fa sparire. Non possiamo ritirarci tutti in una realtà parallela fatta solo di benessere, né smettere completamente di informarci perché le notizie ci mettono di cattivo umore. Non possiamo nemmeno convincerci che chi soffre, in fondo, se lo sia meritato o lo abbia “attratto”.

Scrivere queste parole non è semplice, perché per molto tempo anch’io ho cercato una via di fuga: lontana dai problemi, alla ricerca di una serenità che non richiedesse di confrontarmi con ciò che accade intorno a me. 

Oggi sento però il bisogno di fare un passo diverso: smettere di evitare, guardare sotto la superficie. Perché solo riconoscendo la complessità e, a volte, scegliendo di affrontarla, possiamo contribuire a un cambiamento reale.

Conclusione

Non possiamo dissociarci dal contesto e dall’epoca in cui siamo chiamati a vivere. La ricerca della felicità è legittima, ma non può trasformarsi in una fuga dalla realtà. Ignorare ciò che è scomodo, dentro di noi o nel mondo che ci circonda, non lo fa scomparire.

Forse il punto non è essere sempre positivi, ma essere autentici.
Dare spazio a tutte le emozioni, anche quelle più scomode, e imparare ad attraversarle invece di evitarle.

Perché è proprio lì, in quella zona meno comoda, che può nascere una consapevolezza più profonda e un cambiamento reale.

Per approfondire

📚

Libri consigliati:

  •  Positività tossica – Whitney Goodman
. L’autrice mette in discussione l’idea che dobbiamo essere sempre positivi, mostrando come questo atteggiamento possa invalidare le emozioni reali.

Post consigliati

Sole che sorge dietro le montagne simbolo di disciplina e perseveranza (concetto yoga di tapas)

Tapas: quando la costanza batte la perfezione

Quando l’ispirazione manca, è il Tapas, la disciplina dello yoga, che ci invita ad agire comunque. Con costanza e piccoli gesti ripetuti ogni giorno, trasformiamo fatica e resistenza in crescita. È così che costruiamo forza interiore e scegliamo il benessere a lungo termine.